Dove va la musica italiana?

Il futuro della musica italiana è in gran parte intuibile dal presente della società dei consumi: i nostri device sono sempre più potenti e più portatili, e fare registrazioni di livello medio-alto è possibile anche ai completamente (o quasi) digiuni di tecnologia.

enhanced-10363-1395092886-3Non è infrequente incontrare sui mezzi pubblici ragazzini che giocano a fare i rapper improvvisando delle rime. Dobbiamo allora aspettarci che il rap e l’hip-hop, i veri generi popolari di queste ultime stagioni, continuino ad avere il successo attuale, magari incontrando l’appena citata facilità di accesso a metodi di registrazione (non più così tanto) casalinghi.

Piattaforme come YouTube, e Bandcamp o Soundcloud in maniera minore, già oggi permettono di diffondere le proprie ambizioni artistiche in tempo pressoché reale, così come fa la funzione Live di Facebook: diventare padroni di quanto si pubblica sarà sempre più frequente.

Proprio l’elemento social è diventato via via più centrale all’attività artistica. In futuro, il musicista nella propria torre d’avorio sarà una figura sempre più rara mentre vincerà la gara della popolarità chi saprà gestire il flusso di informazioni che lo riguardano direttamente: già oggi artisti internazionali come Beyoncé, quando per esempio pubblicano dischi senza preavviso alla stampa, o interagiscono direttamente con i propri fan, hanno capito questa lezione e la sanno fare propria per dominare la conversazione intellettuale… e le vendite. Gli italiani sono buoni secondi, con personaggi come Fedez che controllano tutti gli aspetti della propria identità artistica – il tutto però è riferito a una scena artistica più piccola, e di molto, rispetto a quella nordamericana e di lingua inglese.

Se Fedez e altri come lui sono più vicini a un profilo di artista tradizionale, vanno tenuti d’occhio i giovanissimi cresciuti a Internet e mixtape: la Dark Polo Gang, da Roma, o Bello Figo, ghanese ma cresciuto e lanciato a Parma, sono solo due esempi di come sarà la musica italiana di domani. Contaminata, lontana dai palchi tradizionali e iperconnessa.

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